“Questa nave trasporta il carico più prezioso al mondo: le vite delle persone che salviamo” – Voci dal SAR team

“Questa nave trasporta il carico più prezioso al mondo: le vite delle persone che salviamo” – Voci dal SAR team

Di recente, Dragos ha raggiunto il team Search and Rescue (SAR) a bordo della nave Aquarius. In passato, ha lavorato come ingegnere per qualche anno e come reporter, soprattutto in Egitto, durante il periodo della primavera araba, poi ha deciso di agire come attore del cambiamento unendosi allo staff dell’Aquarius nel Mediterraneo centrale.

Da ingegnere civile, Dragos progettava ponti in Romania, suo Paese natale. Oggi è un soccorritore di SOS MEDITERRANEE a bordo della nave Aquarius e costruisce un’altra tipologia di ponti. “Dopo il liceo, sono diventato ingegnere civile e ho lavorato come progettista per un paio d’anni”, dice Dragos. “Ma presto, mi sono dedicato al giornalismo. Sentivo l’esigenza di scrivere, volevo che la mia voce venisse ascoltata”. Prima di diventare soccorritore per SOS MEDITERRANEE, infatti, Dragos ha lavorato 12 anni come giornalista: “Mi occupavo soprattutto di politica estera, ho seguito diverse storie, e sono stato reporter in Egitto durante la rivoluzione del 2011”. La prima volta che ha sentito parlare di SOS MEDITERRANEE da un suo amico, già parte del team di ricerca e soccorso, è rimasto affascinato.

“Ho pensato che sarebbe stato meraviglioso. Da giornalista cerco sempre di avere una visione chiara e obiettiva di ciò che accade nel mondo. E, in particolare, quello che avviene nel Mar Mediterraneo, alle porte dell’Europa, non può essere ignorato”. In quanto giornalista, ha pensato di proporsi come reporter a bordo della nave Aquarius, al fine di testimoniare la tragedia dei migranti nel Mar Mediterraneo. Voleva essere uno strumento attraverso il quale consentire agli altri di venire a conoscenza delle storie di disperazione che le persone salvate in mare portano con sé. Ma venendo da una famiglia di marinai di Costanza, ha pensato fosse meglio unirsi al team Aquarius come soccorritore e quindi ha modificato i suoi piani iniziali: il suo posto era a bordo dell’imbarcazione di salvataggio con il resto del SAR team.

“A volte quando senti parlare di missioni umanitarie, e non sei mai stato parte di quel mondo, sei portato a pensare che si tratti di un qualcosa fuori dall’ordinario e che le donne e gli uomini impegnati in queste missioni siano dei supereroi con poteri sovrannaturali e che tu non saresti mai in grado di unirti a loro. In effetti qui mi trovo con persone che hanno lavorato negli ospedali iracheni o per grandi progetti umanitari sull’isola di Lesbo, ma la tua visione cambia nel momento nel quale ti rendi conto che si tratta di persone normalissime che hanno deciso di fare qualcosa di straordinario e di essere parte del cambiamento. Ed era questo ciò che volevo essere”.

Esiste una tecnica utilizzata dai marinai chiamata impiombatura, che consiste nell’unire più parti di corde diverse districando e intrecciando le loro estremità, la perfetta metafora della vita sull’Aquarius. “Ciò che mi sorprende è il fatto che a bordo della nave di SOS MEDITERRANEE, per quanto diversi, tutti lavoriamo in armonia perché abbiamo lo stesso obiettivo. Sull’Aquarius non lavori soltanto grazie alla forza dei tuoi muscoli, ma lavori anche con la testa e con il cuore. Questa nave trasporta il carico più prezioso al mondo: le vite delle persone che salviamo. E tutti quelli che lavorano qui lo sanno. Anche i giornalisti, quando vengono qui, diventano parte del team e aiutano”.

A proposito dell’importanza del ruolo di SOS MEDITERRANEE nella continuazione delle operazioni di ricerca e soccorso in mare dopo quest’estate, Dragos dice: “Non dimenticherò mai la prima volta che ho visto un gommone. Quando mi sono unito al team SAR, sapevo che avrei salvato delle vite umane. Ho immaginato più volte il modo nel quale avrei potuto effettuare dei salvataggi. Ma quando vedi un gommone alla deriva, improvvisamente pensieri e parole si traducono in una realtà spaventosa. Guardi i volti dei migranti e pensi che, senza il tuo aiuto, quella gente sarebbe morta. Sei l’unica possibilità per loro, la loro speranza. L’immagine più potente e inquietante che io abbia mai visto in vita mia. Pensare che non solo stai dando loro una speranza, ma che probabilemente rappresenti anche il primo sorriso o la prima parola gentile che ricevono dopo mesi o anni è incredibile”. Fino a che ci saranno partenze alla volta del Vecchio Continente, il nostro dovere nel Mediterraneo centrale rimane lo stesso. “Se non lo avessimo fatto, un numero enorme di persone avrebbe perso la vita. Il Mediterraneo rappresenta il più grande cimitero a cielo aperto del mondo, una pagina vergognosa della storia europea”. Dragos preferisce costruire ponti umanitari in mare a bordo di un’imbarcazione di salvataggio piuttosto che essereun testimone silenzioso di fronte alla più grande crisi umanitaria e morale che si dispiega alle porte dell’Europa.

Intervista e testo: Isabella Trombetta
Foto: Anthony Jean
Traduzione: Mariagrazia Pastore
Editing: Federica Giovannetti

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