Discorso integrale Klaus Vogel – Sophie Beau – Premio Unesco per la pace

Discorso integrale Klaus Vogel – Sophie Beau – Premio Unesco per la pace

Di seguito il discorso di Klaus Vogel e Sophie Beau letto Martedì 27 giugno 2017 in occasione della cerimonia di premiazione del premio ‘Houphouet-Boigny’ per la ricerca per la pace consegnato ad SOS MEDITERRANEE nella sede UNESCO di Parigi

Klaus Vogel 

Discorso alla cerimonia di consegna del Premio Félix Houphouët-Boigny per la ricerca della pace (Premio UNESCO per la pace).

Signora Direttrice generale, Signora Segretaria generale, Signori Presidenti ed Ambasciatori, Eccellenze, Signor Presidente della Giuria, Signor De Luca, cara Giusi, Signore e Signori. Un gommone perso nel Mediterraneo da qualche parte tra le coste libiche e Lampedusa, a bordo spesso ci sono più di 120 persone, donne, uomini e bambini alla deriva, nel mezzo della immensità del mare, in pieno pericolo, ciascuno con la propria storia di vita. Quanti siamo in questa sala? 400, 500 ? 1000 ? O ancora di più? Potremmo tutti, per una ragione o per un’altra, essere al loro posto . Saremmo allora tutti su 3, 5 o più di 10 gommoni.

The Félix Houphouët-Boigny Peace Prize

Immaginiamo 1000 persone! E’ il numero di persone in pericolo che l’AQUARIUS, la grande nave di salvataggio di SOS MEDITERRANEE, ha soccorso in un solo giorno quattro settimane fa, il 23 Maggio, mentre i leader dei 7 Paesi più potenti al mondo si riunivano a Taormina in Sicilia. Dalla fine di febbraio 2016, l’Aquarius ha salvato dall’annegamento circa 20.000 persone. 20.000 !! Quante volte più di tutti noi in questa sala?

Loro, siamo noi….sui barconi; ieri, oggi e, purtroppo, domani ancora.

Ringraziamo oggi l’UNESCO per l’onorevole Premio Felix Houphouët Boigny, il Premio per la ricerca della Pace, che riconosce il lavoro considerevole delle nostre équipe a bordo dell’AQUARIUS e a terra.

Più di 200 cittadini europei si sono impegnati ed hanno contribuito a costruire questa associazione europea civile, indipendente, di soccorso nel Mar Mediterraneo, SOS MEDITERRANEE. Attraverso di lei, questo eccezionale impegno civile si trasforma in operazioni di salvataggio.

Desideriamo ringraziare tutte le nostre équipe a bordo dell’AQUARIUS e a terra, di cui numerosi membri sono presenti qui in sala, per il loro straordinario impegno (…).

E’ grazie a questa formidabile mobilitazione collettiva che il nostro progetto è diventato realtà.

Desideriamo ringraziare i nostri partner, Médecins du Monde per il loro impegno all’inizio, e Medici senza Frontiere dal maggio 2016 fino ad oggi, che hanno costantemente lavorato al nostro fianco per assicurare la protezione medica necessaria e per donare nuovamente una dignità umana a tutte le persone soccorse a bordo dell’AQUARIUS.

Infine, è un grande onore condividere questo Premio con Giusi Nicolini, che ha fatto un immenso lavoro per informare i cittadini europei sulla tragedia nel Mar Mediterraneo centrale e a Lampedusa ha sempre mostrato un grande rispetto verso le persone soccorse, malgrado le difficoltà e la pesantezza del compito. Giusi, è con Lei che ci siamo seduti, 2 anni e 3 mesi fa, nel marzo 2015, nel suo piccolo ufficio, con Karim, mia moglie, e qualche altra persona. Le ho spiegato, con il mio po’ di italiano, la nostra idea di avere una grande nave di salvataggio. Era soltanto un’idea, nulla di più. Una speranza dopo lo shock e la devastazione alla fine dell’operazione Mare Nostrum.

Le ho spiegato il nostro progetto e lei mi ha detto:

Siete pazzi! Ma sono con voi!

Oggi siamo di nuovo qui con lei. Siamo pazzi, tutti noi. Grazie per il tuo – e grazie per il vostro sostegno. . Signore e Signori, SOS MEDITERRANEE con l’AQUARIUS non è un miracolo. L’AQUARIUS è un esempio, una parentesi di umanità. La prova concreta di ciò che noi, cittadini, possiamo realizzare, quando il nostro orizzonte di pensiero si apre e la nostra empatia ci guida. Il nostro obiettivo è che il Mediterraneo diventi un mare umano e civile. Che non sia più ferito, violato, degradato da una frontiera brutale ed assassina. Che un giorno, presto, nessun migrante anneghi nel Mediterraneo.

Perché loro, siamo noi, i nostri fratelli e le nostre sorelle, sui gommoni.

Sophie Beau

Grazie Klaus. Signore e Signori, la responsabilità di SOS MEDITERRANEE oggi è pari all’onore che ci fate attribuendoci il Premio Houphouët Boigny per la ricerca della pace. Dedichiamo questo Premio alle migliaia di vittime delle traversate mortali nel Mar Mediterraneo. Le migliaia di persone che è stato possibile contare e tutte le altre disperse in mare, senza testimoni, senza lasciare traccia.

Questo Premio e la loro memoria ci obbligano: dobbiamo condividere con voi tutto ciò che abbiamo appreso dai naufraghi accolti in 16 mesi dalle nostre équipe sulla AQUARIUS. Tutte le testimonianze dei sopravvissuti combaciano: quali che siano le motivazioni primarie del loro esilio, si imbarcano su questi gommoni di fortuna per sfuggire ad una situazione di violenza assoluta e di assenza totale di protezione in Libia, un Paese oggi in preda al caos.

The Félix Houphouët-Boigny Peace Prize

Pensavamo che queste donne, questi uomini e questi bambini ci avrebbero parlato dei terribili traumi della traversata, delle condizioni inimmaginabili nelle quali si imbarcano. Invece ciò che ricordano prima di tutto è quello che loro chiamano “l’inferno libico”: sequestri, stupri, richieste di riscatto sotto tortura, maltrattamenti ed umiliazioni, lavori forzati, mercati di schiavi…I migranti sono vittime di un traffico umano su larga scala che fa riemergere dal passato l’ombra della tratta degli schiavi: la negazione dell’umanità.

Non dobbiamo distogliere lo sguardo, non dobbiamo rassegnarci.

Signore e Signori, noi siamo un’associazione giovane, ma l’azione di SOS MEDITERRANEE ha dimostrato che i cittadini sono pronti ad agire contro l’inammissibile – il 98% delle nostre risorse proviene da donazioni private. Oggi, la presenza di Capi di Stato, di Rappresentanti delle Nazioni Unite e di numerose personalità per la consegna di questo Premio rappresenta per noi una speranza grandissima: la speranza della presa di coscienza e della responsabilità condivisa. Ciò che i cittadini possono realizzare è, ancor di più, alla portata degli Stati. Il primo dovere che incombe su tutti noi – e non abbiamo scelta – è tendere la mano a coloro che annegano. L’urgenza assoluta é dispiegare mezzi di soccorso degni di questo nome e all’altezza della situazione tragica. Perché noi possiamo impedire queste migliaia di morti annunciate. L’operazione Mare Nostrum gestita dall’Italia in modo lodevole per un anno e affondata dall’Unione Europea, aveva indicato la strada.

Gli Stati europei e del Mediterraneo non possono lasciare il carico del soccorso a Ong come la nostra o ad imbarcazioni che incidentalmente si trovano nella zona di pericolo; non possono più sottrarsi alle loro responsabilità rispetto a dei gruppi armati non identificati – quelli che si presentano oggi nelle acque internazionali come “guardia costiera libica” – che minacciano le persone in pericolo e le riconducono con la forza nel circuito delle violenze libiche.

È una vera flotta di salvataggio europea che bisogna mettere in campo, nel rispetto assoluto delle convenzioni marittime e del diritto internazionale.

La nostra seconda responsabilità condivisa è proteggere le persone in fuga. È indecente, cinico e contrario al diritto respingere questi esuli in Libia, terra della loro persecuzione. Ed è dovere dei nostri Stati accordare una protezione alle persone la cui vita è in pericolo. Chiediamo politiche coraggiose sulle questioni migratorie e sull’accoglienza dei rifugiati. Quale che sia la portata del compito, è urgente che i nostri Stati europei si mettano al lavoro con i loro partner del sud, in maniera degna, responsabile e rispettosa della vita umana. Da questa intelligenza collettiva dipende il futuro di tutti!

Signore e Signori mi piacerebbe infine sottolineare l’importanza cruciale che riveste ai nostri occhi l’attribuzione di questo Premio a SOS MEDITERRANEE, come segno di riconoscimento del suo lavoro, della sua etica e della sua professionalità. Le ONG impegnate nel salvataggio nel Mediterraneo centrale sono state vittime negli ultimi mesi, in particolare in Italia, di attacchi insidiosi con l’intento di screditarle. Senza alcun fondamento, queste polemiche sono il frutto della strumentalizzazione politica delle questioni migratorie. Mi appello a tutti voi per affrontare questi temi con responsabilità, per condannare e far cessare questa criminalizzazione odiosa dei soccorritori nel Mediterraneo.

A nome di tutte le équipe di SOS MEDITERRANEE, vi ringrazio della fiducia e di questo immenso onore rappresentato dalla consegna del Premio Houphouët-Boigny. Questo riconoscimento ci incoraggia a proseguire nella nostra missione vitale: salvare, proteggere e testimoniare, fino a che sarà necessario, fino a che il Mediterraneo non tornerà ad essere uno spazio di scambio e di pace.

Traduzione : Mariagrazia Pastore
Foto: PBar/SOS MEDITERRANEE
Editing: Barbara Amodeo

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